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martedì 19 novembre 2024

Robocop 2 (1990)


Credo che questo sia uno dei film più brutti che io abbia mai visto. Tanto capolavoro il primo quanto terribilmente osceno questo! Credo che qui si sia perso tutto il sostrato su cui poggiava il primo, lasciando solo una trama ridicola che è persino stata drenata di tanta della violenza su cui si basava il film originario. Purtroppo si vede da chilometri di distanza che la regia non è quella dell’eccellente Verhoeven, che nel primo capitolo seppe dare al film un’atmosfera pazzesca, mentre qui il nuovo regista evidentemente non ha saputo cogliere né lo spirito del personaggio né quello dell’ambiente in cui opera, aggiungendo pure parti da commedia che, oltre a far (sor)ridere i polli, stridono come unghie sulla lavagna. Il colpo mortale, infine, viene dagli effetti speciali da film di serie Z, e non perché non si contestualizza il film ai suoi tempi, visto che il primo capitolo, di tre anni precedente, aveva degli effetti pazzeschi nonostante all’epoca mancasse quasi del tutto la CGI.
In questo sequel, poi, Robocop fa la parte del pollo e viene ridicolizzato pure a livello estetico: molto più impacciato e “robotico” nei movimenti, un’armatura ridipinta sul bluastro (e credo anche, in alcuni punti, differente dall’originale) e quegli stupidissimi rumori (a cui hanno alzato il volume, perché non li ricordo così invadenti nel primo film) ad ogni movimento della testa. Più che un cyborg sembra un giocattolino di latta, senza un briciolo di quell’imponenza e paura che suscitava il Robocop “vero”. Insomma, ROBOCOP 2 risulta un prodotto di serie Z, noioso e pesante: sarebbe bastato mantenere regista e attori dell’originale per avere un degno sequel. Lo stesso Frank Miller, che viene accreditato come soggettista e sceneggiatore, si vide addirittura strappare letteralmente pagine dal suo copione e disconobbe il film, la cui sceneggiatura era stata nel frattempo così riscritta che del lavoro di Miller era rimasta solo la traccia.

domenica 9 giugno 2024

Judge Dredd Vs. Death (Wagner, Grant e Bolland – 2008)


Avendo apprezzato la precedente raccolta di storie brevi di Dredd ho deciso di provare anche questa, intitolata DREDD VS DEATH dove il nostro Giudice Post Apocalittico se la deve vedere con un altro giudice proveniente da un’altra dimensione (insieme ad altri tre giudici: Fire, Fear e Mortis) e il cui scopo è uccidere tutti per mettere fine al crimine: infatti nella loro dimensione/mondo è la vita stessa ad essere fuorilegge e infatti ormai è una landa desolata e spopolata se non per le anime degli innocenti! Con l’aiuto della giudice Anderson, sensitiva, Dredd avrà un bel filo da torcere contro questa sua nemesi particolarmente cruenta e crudele che infesta Mega City One.
Effettivamente il ciclo breve di storie con Death (scritto e sceneggiato da John Wagner e Alan Grant) è pregevole, anche se, per essere storie brevi forse lo sono anche un po’ troppo, con il risultato che infatti il finale-finale giunge forse troppo presto ma sicuramente è troppo affrettato. Ad ogni modo, il personaggio di Death è notevole, molto pericoloso e all’apparenza imbattibile, sicuramente un ottimo villain per un fumetto del genere perché non sai mai quando potrà tornare. Ed è così notevole e letale che mette pure un po’ in ombra lo stesso Dredd, che infatti nel corso del ciclo si nota pochino e viene superato in importanza anche dal giudice Anderson.
Le altre storie della raccolta – che non hanno a che fare con Death –, scritte da Wagner, si svolgono quasi tutte sulla Luna e non rendono affatto quanto le precedenti e sembrano più di ordinaria amministrazione.
In ogni caso, mi sento di dire che questo albone merita la lettura soprattutto grazie ai disegni di Brian Bolland, un grande artista che ha saputo equilibrare perfettamente la pulizia con il tratteggio e, mi sento di dire (non sono certo un espertone di disegno, quindi mi baso su ciò che vedo e su ciò che mi piace o meno), ha fatto un lavoro eccezionale di ombre e di contrasti bianco/nero (l’albo, infatti, è in bianco e nero) e ci sono tavole (in particolare quelle con i giudici della morte) di un impatto e di una bellezza pazzesche. Il bianco e nero di Bolland è così pulito che i disegni sembrano quasi in 3D!

 Edizioni italiane  Le storie di questa raccolta risalgono agli anni Ottanta e questa è l’unica edizione italiana a raccoglierle: edita da Magic Press nel 2008, è composta da 112 pagine ed è in bianco e nero.

domenica 28 aprile 2024

Independence Day (1996)


Kolossal di fantascienza commerciale puramente americano, la quintessenza del cinema di genere e della rappresentazione del “potere” a stelle e strisce. Quando astronavi aliene lunghe diversi chilometri spuntano sui cieli di tutto il mondo e iniziano ad attaccare le grandi metropoli, un gruppo di studiosi americani (in primis Will Smith e Jeff Goldblum), tra cui il presidente (Bill Pullman) devono dannarsi l’anima per sconfiggerli.
Di sicuro INDEPENDENCE DAY è un filmone, in tutti i sensi. Due ore e mezza di durata, effetti speciali che probabilmente per l’epoca erano il massimo, settantacinque milioni di dollari spesi per l’intera produzione (guadagnandone, in tutto il mondo, più di dieci volte tanto), un cast numerosissimo e d’eccezione, compresi addirittura interi reparti militari… insomma uno sforzo immane per produrre un film che comunque resterà nella storia del cinema, anche perché è proprio un bel film, ricco di tensione, visivamente valido anche oggi. Certo, visto a ventisei anni di distanza risulta ingenuo, in primis nella scoperta della soluzione per battere gli alieni e nella sua messa in pratica (oserei dire che è impossibile che un espediente come quello potrebbe, nella realtà, funzionare!... e difatti qui il film subisce, secondo me, un calo notevole, e si rialza in parte solo grazie alle scene del climax) ma anche per molti (forse troppi…) punti su cui lo sceneggiatore ha bellamente sorvolato per amor di finzione (e di ritmo), ma alla fine tutto torna e le due ore e mezza volano non senza lasciare qualche brivido di inquietudine nello spettatore.
In INDEPENDENCE DAY, poi, i curiosi di ufologia avranno pane per i loro denti, perché gli sceneggiatori hanno buttato nel calderone un po’ di tutto: Roswell, i servizi segreti, la comunicazione telepatica, i rapimenti alieni, e più di tutti l’Area 51, che nella seconda metà del film svolge un ruolo di primo piano.
Secondo me è un film da vedere anche se non si è appassionati di fantascienza. Si tratta del classico blockbuster commerciale americano, tutto incentrato sulla trama e sugli effetti speciali, e un esempio che non è vero che non si possono rendere simpatici i protagonisti senza doverli sviluppare: il presidente USA Bill Pullman, il Marine Will Smith e lo scienziato Jeff Goldblum non sono personaggi a tutto tondo (come quelli dei pallosi film “mainstream” dove ci viene fatto vedere persino quanti peli hanno sotto le ascelle) eppure risultano simpatetici e lo spettatore fa il tifo per loro. Certo dovrete riuscire ad ignorare l’aria di patriottismo e nazionalismo (e anche di arroganza, diciamolo) che aleggia per tutto il film altrimenti non riuscirete ad andare oltre la mezz’ora di visione. Inoltre, il film lancia un messaggio solo all’apparenza banale: e se tutto ciò succedesse veramente?

giovedì 7 dicembre 2023

Prey (2022)


Altro tassello della saga di Predator, stavolta con un totale cambiamento di ambientazione, che lo colloca come prequel di tutta la serie. Nelle Grandi Pianure americane, nel 1719, una navicella spaziale lascia un predator libero, probabilmente per cercare crani e colonne vertebrali degli esseri viventi che popolano la Terra. In questo alieno si imbatte una tribù di indiani Comanche, che si autoassegnano la sfida di catturarlo e ucciderlo.
Ammorbato di quel femminismo che ormai va così tanto di moda, PREY langue per i primi 50 minuti non sapendo cosa mostrare del predator, e li riempie di cruentissime scene di macellamenti di animali vari finchè finalmente gli indiani non si imbattono nell’alieno. Guidati dalla guerriera-cacciatrice Naru, i Comanche sono ovviamente mercè del predator, il quale ha anche l’occasione di massacrare un gruppo di cacciatori francesi. Indubbiamente il film è ben fatto, quando ingrana (dopo quasi un’ora…) poi è tutto un continuo di belle scene d’azione, rese ancor più affascinanti dall’ambientazione “forestale”. Gli indiani non si fanno pregare nell’attaccare il predator (sebbene ho come l’impressione che, nella realtà, vedendo una roba del genere sarebbero fuggiti a gambe levate perché l’avrebbero considerata “cattiva medicina”) e il predator nell’affettare gli indiani, tranne (ovviamente) la salvatrice della nazione Comanche (l’ormai solito scricciolo che sbaraglia tutti, persino un invincibile alieno).
PREY è comunque un prodotto sufficiente, che ben si amalgama con la saga, usando bene l’eredità del primo film (del 1987, con il grande Schwarzy) e in un certo senso rendendogli omaggio con un’ambientazione molto simile, sebbene dall’altro lato snaturandone l’impostazione originaria di film “machista” tipica degli anni Ottanta. Ma ad ogni modo in PREY non c’è nulla di particolarmente originale o che risalti di più, né nella trama né nelle scene d’azione. Per gli appassionati della saga, comunque, è un episodio da vedere, anche per l'originalità dell'ambientazione.

mercoledì 11 ottobre 2023

Nessuno ti salverà (2023)


Un raro caso di horror-scifi – raro anche perché contiene una sola linea di dialogo – viene da Disney+, uscito in streaming il 22 settembre scorso. Si tratta di un notevole thriller tutto dedicato ad un’invasione aliena, ma un po’ diversa da quella che generalmente ci si aspetta. Ma sopra questo, NESSUNO TI SALVERÀ è in primis un home invasion (sottogenere che mi piace moltissimo), perché la carinissima protagonista (Kaitlyn Dever), che vive isolata in una casetta in mezzo alla campagna americana, una bella notte si trova intrappolata tra le stanze inseguita nientemeno che da un Grigio! Questa premessa, che a mia memoria non si è mai vista al cinema, anche per il fatto che finalmente l’alieno (anzi gli alieni) di turno viene fatto vedere come si deve, nasconde in verità uno sviluppo ulteriore della vicenda, che ha per perno un traumatico passato della ragazza, che a causa di questo vive quasi da segregata e con il minimo dei contatti umani.
Qui gli alieni sono Grigi di almeno tre tipi (uno alto, uno piccoletto, e un altro gigante con arti simili a un ragno) e comunicano tramite vibrazioni della gola. Chi conosce un minimo di ufologia, troverà anche che la vicenda somiglia poco poco al famoso caso di Hopkinsville (Kentucky) degli anni Sessanta, quando due famiglie vennero costrette a barricarsi in casa da una piccola flotta di creature non umane che però si dimostrarono non ostili, come invece succede nel film.
L’invasione aliena di NESSUNO TI SALVERÀ ci viene mostrata come una sorta di particolare “impiantamento” degli umani ma il finale spiazza un po’, perché non si riesce a capire se alla fine gli alieni siano stati “buoni” con tutti o solo con la ragazza.
Al netto di alcune sbavature, alcune anche importanti (tipo la relativa tranquillità e lucidità della protagonista dopo aver capito di avere a che fare con un alieno…), di sicuro è un film curioso, ben congegnato e girato, con ottime sequenze dove il regista si aiuta molto spesso con primi e primissimi piani, per farci vedere quello che la protagonista non vede e aggiungendo quindi un buon tocco di suspense. Non è un film d’azione, non ci sono armi da fuoco né sparatorie, ma una manciata di buone scene, anche di “corpo a corpo”, anche se la maggior parte del film la protagonista lo passa fuggendo!
Per quanto mi riguarda, il film mi è piaciuto, anche se avrei di gran lunga preferito che si svolgesse interamente come un home invasion, e che (speranza vana) non fosse così pregno di simbolismi e metafore (che due maroni!!!) che rovinano una buonissima prima parte da B-movie (B-movie detto in senso buono, naturalmente!): se riuscite a filtrare questi ultimi dalla parte più thriller, come ho fatto io, potrete godervi un buon film di fantascienza, dove gli alieni finalmente fanno davvero paura e si vedono molto bene. Peccato che il finale, in quanto summa del simbolismo di cui parlavo sopra, rovini il voto, che se era da 7 alla fine scende a 6+.

domenica 20 agosto 2023

L'algoritmo bianco (Dario Tonani, 2009, Mondadori Urania)


Sarò sincero: a me la fantascienza classica non piace. Non parlatemi proprio di viaggi interstellari, di pianeti colonizzati, di lotte tra astronavi, di civiltà aliene supertecnologizzate, di robot e cose così. Ma datemi una terra post-apocalittica, un futuro tecnologico al collasso o devastato da epidemie o altre cause da fine del mondo oppure una buona distopia a piacere e mi farete felice, meglio ancora se tutto mescolato con del sano e cinico noir/hardboiled. Questa è la fantascienza che adoro, e ci ha pensato Dario Tonani ad aggiungere un altro tassello a questo sub-genere che non è molto facile da trovare in giro. "L'algoritmo bianco" è proprio ciò che cercavo: un cyber-hardboiled venato di noir, due racconti lunghi ambientati in un futuro prossimo dove tutti sono online e tutto si fa online. Qui a fare la parte del leone è proprio l'ambientazione (per il mio modo di vedere la narrativa: senza una buona ambientazione non c'è storia) e Tonani riesce a renderla così vividamente e con tanta abilità da maledire il momento in cui si volta l'ultima pagina. Una Milano devastata anche lei nel corpo e nello spirito, butterata e decrepita, tecnologica ma allo stesso tempo vuota e senz'anima. Moffa, il protagonista, vi si muove con destrezza, alla ricerca di due tizi da far fuori. La trama è ricca di azione (e questo non è un punto a favore, sono 1000 punti a favore!!!), anche se a volte un po' dispersiva, e la scrittura è tagliente, veloce ed evocativa, con echi del primo (perché l'ultimo è quasi illeggibile) Altieri che è possibile trovare qua e là. E poi Tonani ha avuto anche il merito di aggiungere la ciliegina sulla torta: l'ambientazione della seconda storia in una città fantasma, Picta (una specie di Pripyat mescolata con Silent Hill), rendendo felice me, che ADORO le città fantasma!
Che dire, a questo punto: bravissimo Dario, e spero che Moffa ritorni presto!

 Edizioni italiane  Una sola edizione di questo libro, pubblicata in brossura da Mondadori nel 2009 nella collana Urania (n. 1544). Fuori catalogo, si può trovare nell'usato.

domenica 2 luglio 2023

Atmosfera zero (1981)


Film di fantascienza (forse uno dei pochissimi di Sean Connery in questo genere) invecchiato malino, precursore dell’IntroVision (un sistema per creare effetti speciali in presa diretta sui monitor di regia) e considerato, non so perché, un “western nello spazio”. A parte che è già una bestemmia considerare western qualsiasi cosa all’infuori del canone proprio del genere, e ancor di più un film di fantascienza, in realtà in ATMOSFERA ZERO di western non c’è la minima ombra se non un evidente rimando a Mezzogiorno di fuoco, con Connery nel ruolo di sceriffo di Giove (in realtà della luna di Giove) come Gary Cooper nel capolavoro western, alle prese (anche) con aiutanti e operai che non vogliono aiutarlo. In realtà ATMOSFERA ZERO è un giallo-noir ambientato nello spazio: parte con alcuni cadaveri anomali in un insediamento di minatori su Io e l’indagine di Connery che scopre un traffico di droga, da cui poi si dipana – come nel film di Zinnemann – un intreccio più movimentato con due killer mandati ad uccidere Connery. Interessante l’ambientazione claustrofobica all’interno di questo insediamento sigillato abitato da minatori e prostitute, quasi una colonia penale, fatto di condotti, scalette, scomparti, porte a tenuta stagna, pareti “interagibili” e monitor con messaggistica video istantanea. Certo risulta ingenuo visto oggi, non solo nella tecnologia immaginata all’epoca (40 anni fa) ma anche negli effetti speciali. Non un gran film, comunque, c’è Sean Connery abbastanza scazzato e non certo nella sua forma migliore, sparatorie non più di una o due, pochissima azione, un po’ di giallo, il solito accenno melodrammatico della famiglia, ecc. Niente di particolarmente imperdibile, insomma, ma per chi ha voglia di atmosfere cinefantascientifiche anni Ottanta potrebbe meritare la visione.

domenica 11 dicembre 2022

Tremors (1990)


Vermi giganti assassini che vivono sottoterra tormentano un minuscolo villaggio del Nevada, uccidendo chiunque si avventuri nel deserto. TREMORS è uno degli horror cult degli anni Novanta, capostipite di una serie di sette film (non tutti ambientati nello stesso paesino del primo film). Si tratta effettivamente di un bel divertissement, in realtà più thriller che horror, dove il terrore suscitato dai vermoni (di cui non si sa nulla) è accompagnato da una vena ironica principalmente giostrata sui dialoghi tra i due protagonisti principali, un giovanissimo Kevin Bacon e Fred Ward, coppia di amici spiantati che si ritrovano loro malgrado nelle vesti di salvatori.
Pur invecchiato malino, con effetti speciali a volte chiaramente posticci, altre volte però convincenti, TREMORS è un film decisamente guardabile e godibile, quello che Bacon definì «il film che più di tutti mi son divertito a fare in tutta la mia carriera», con un certo interesse crescente che sfocia nella lotta per la sopravvivenza man mano che i vermoni si adattano ai comportamenti degli umani. Sparatorie, inseguimenti ed esplosioni non mancano e la trama semplice gioca a favore della pellicola, resa interessante anche dai comprimari, come la coppia di coniugi con la fissa per le armi.
Se Kevin Bacon si è divertito un mondo a girarlo, l’appassionato spettatore si divertirà altrettanto a guardarlo!

sabato 8 ottobre 2022

Dredd – Il giudice dell’apocalisse (2012)


Che figata di film! Basandosi fattualmente sul fumetto originale, regista e sceneggiatore (che poi sono la stessa persona, Alex Garland) hanno realizzato un film degno del personaggio come poche altre volte è stato fatto per un cinecomic. Dredd sbuca prepotente dallo schermo allo stesso modo con cui lo fa dalle tavole delle sue storie a fumetti e comincia a menare e ammazzare come se non ci fosse un domani. E il suo domani, infatti, è ogni volta sempre più precario a Mega City One, la megalopoli da 800 milioni di abitanti dove svolge il suo lavoro di giudice in un futuro distopico, tecnologico e post-apocalittico. Nella storia di questo film, che non è una trasposizione da una a fumetti, Dredd è accompagnato da una giovanissima recluta, Cassandra Anderson, una mutante dotata di poteri psichici (riesce a visualizzare cosa pensano gli altri vicino a lei), per risolvere un caso di triplice omicidio in uno degli enormi palazzi della metropoli. Lì dentro i due giudici rimarranno bloccati e si imbatteranno nella cattivissima Mama, gestrice di uno spaccio di droga slo-mo, e nei suoi sgherri che hanno il compito di eliminarli.
In sostanza DREDD ha l’impianto che forse più di tutti adoro in un film d’azione: caccia all’uomo in un ambiente chiuso. E questa premessa è magnificamente realizzata, aiutata da un’ambientazione perfetta e di conseguenza da una scenografia immersiva, con tanti, piccolissimi ma grandissimi, riferimenti al fumetto originale sparsi un po’ dappertutto (e che io ho dovuto scoprire da “terzi” perché ho una conoscenza del fumetto molto limitata a dir poco) ma soprattutto una quantità d’azione come dio comanda: tra i vari livelli del palazzone (ben 200) le pallottole piovono a pioggia e i morti non si contano. Dredd non guarda in faccia nessuno e falcia cattivi a destra e a manca mentre risale i piani puntando al rifugio della perfida Mama (Lena Headey) aiutato dal giudice Anderson (Olivia Thirlby). Non mancano i dettagli splatter-gore e nemmeno i diversi modi di morire male dei cattivi, anche qui una scelta degna del fumetto.
Qualche parola su Dredd: Karl Urban, che lo interpreta, ha la stazza giusta per il ruolo ma, anche se non si toglie mai il casco (come fumetto vuole), non so se di ghigno è calzante al millimetro con il personaggio (forse senza quel filo di barba sarebbe stato più adatto). Di sicuro Urban ci mette il massimo impegno: non sorride mai e mantiene il grugno per tutto il film, nonché la grinta e l’abilità del nostro giudice.
Tirando le somme, DREDD merita in toto la visione (e le ri-visioni). La sua messa in opera così fedele al fumetto, la trama che esplode d’azione dall’inizio alla fine, le accortezze migliorative (per esempio la divisa dei giudici, resa meno appariscente e più realistica, e le armi, niente di esteticamente futuristico ma allo stesso tempo futuristiche), l’ambientazione/scenografia, gli attori calati nella parte: tutto rende il film meritevole e un eccellente esempio di fantascienza d’azione. Non c’è da stupirsi se la critica, soprattutto quella proveniente dai fan, l’ha incensato chiedendo ad alta voce un sequel e anche il ritorno di Urban nella parte di Dredd. E forse qualcosa si sta muovendo, perché sembra che sia in fase di sviluppo una serie tv dal titolo Judge Dredd: Mega City One.

lunedì 3 ottobre 2022

Heavy Metal Dredd (autori vari, 2012)


Per il mio primissimo approccio al personaggio del giudice Dredd ho scelto questa raccolta di storie brevi (risalenti agli anni 90) uscita nel 2012 per Magic Press. Sono storielle di una decina di pagine con la caratteristica di portare oltre il limite il personaggio e le situazioni che deve affrontare: esagerazioni, perversioni varie, follie di ogni genere, un campionario dove Mega City Uno – la megalopoli futuristica dove agisce Dredd – sembra più uno zoo anarchico che una “semplice” città del crimine. In queste storie assurde e molto spesso con una nota da commedia in sottofondo, la violenza è estrema e senza la minima censura: persone che esplodono, torture, mutilazioni, con una visione della giustizia che caratterizza da sempre il giudice Dredd, ossia quella immediata e sommaria. Tra i tanti sceneggiatori e disegnatori che hanno realizzato le storie di HEAVY METAL spuntano John Wagner (che è il creatore di Dredd, la cui nascita risale al 1977) e Alan Brant ai testi e Simon Bisley e John Hicklenton ai disegni. Se, come detto, le sceneggiature sono volutamente esagerate, a volte esilaranti, più spesso del tutto pazzoidi, i disegni variano in qualità ma quelli che spiccano di più sono quelli pazzeschi di Bisley, che ha uno stile molto particolare (aiutato anche dalla colorazione) tra il caricaturale e il realistico e con quel tratto spesso che io adoro. Le tavole di Hicklenton invece le ho trovate molto confuse, tanti e troppi elementi uniti, anzi ammassati, in una composizione della tavola che non aiuta affatto la comprensione dei disegni, che ad ogni modo non mi hanno fatto impazzire.
Non so se consiglierei quest’albo: se vi piacciono le storie senza senso, con situazioni oltre il logico persino per Mega City Uno, con vene da commedia, violentissime da splatter-horror e con un personaggio cazzutissimo, allora compratelo, anche solo per gustarvi le splendide tavole di Simon Bisley.

 Edizioni italiane  L'unica edizione italiana è quella in brossura edita da Magic Press nel 2012. È composta da 132 pagine ed è a colori.

martedì 22 marzo 2022

Underwater (2020)


Ah, le minchiate! Quando Hollywood ci si mette d'impegno per confezionarle, non ce n'è per nessuno. UNDERWATER non è una minchiata nel senso tecnico, perchè il soggetto (l'unica cosa buona del film) è interessante (gruppo di tecnici rimane intrappolato da creature mostruose sul fondo dell'oceano), ma in tutti gli altri sensi: non c'è uno straccio di personaggio che sia interessante, e questo può pure andare bene se solo ci fossero ritmo e azione, e invece niente di niente; c'è il solito cameratismo buonista, ci sono le solite battute machiste e d'effetto (quanto le odio...), c'è una mancanza totale di suspense per cui la visione gira a vuoto, c'è la presenza di mostri che per quello su cui il film vorrebbe basarsi dovrebbero fare la parte del leone e invece niente, ma soprattutto c'è una confusione visiva da mal di testa per cui nelle scene di maggior movimento non si capisce MAI cosa stia accadendo. Le citazioni ad Alien e a Lovecraft non riescono di certo a salvare la pellicola dalla noia e dalla generale sensazione di tempo sprecato.
Gli attori poi sono quello che sono, certo la Stewart come la metti metti, anche rasata platinata, è di una bellezza assurda e comunque non se la cava male, Cassel quando fa il buono non mi dispiace, ma per il resto (altre 4 persone) c'è la piattezza totale. La storiella d'amore tra la stagista e uno dei tecnici, poi, nemmeno se la scrivessi io la sceneggiatura saprei farla più banale e inspida, senza contare che in questo contesto è straordinariamente inutile.
Alla resa dei conti UNDERWATER è un'occasione sprecatissimissima, per una volta che le creature lovercraftiane sono espresse benissimo (forse le uniche cose che si salvano del film sono gli effetti speciali e le ambientazioni) sceneggiatori e regista le appiattiscono con una storia dai contenuti insulsi e insapori e per giunta senza dargli il giusto spazio, tanto che i personaggi si trovano a combatterle "tanto per" perchè ci sono veramente pochissime occasioni per vedere come agiscono e reagiscono.
Se volete un consiglio, evitate questo film. Claustrofobico è claustrofobico, ma non basta certo per goderselo.

martedì 15 febbraio 2022

Boss Level (2021)


Un po' CRANK, un po' LOOPHOLE, BOSS LEVEL è un action thriller sui viaggi nel tempo, un po' raffazzonato nella parte "tecnica" e forse un po' troppo veloce in quella puramente d'azione. Rivivere ogni giorno la propria morte e cercare di scoprire il perchè non è facile nè nella vita reale (se mai succedesse) nè in quella cinematografica. Frank Grillo, che si rivela sempre di più un ottimo attore action, ci prova fino alla fine del film ma alla lunga il tutto risulta esasperante nella sua ripetitività, in particolare di alcuni elementi (per esempio, le sfide con la spadaccina cinese). La presenza di un Gibson sprecatissimo non aiuta nemmeno. Però tutto sommato ci si diverte nella visione, se si riesce a sorvolare sulle parti di commedia più stantie e sulle inevitabili ripetitività della trama. Il ritmo è buono, come anche le numerose scene d'azione, con Grillo che giganteggia. C'è anche un accenno alla solita riconciliazione familiare, che per fortuna è contenuta.
Per un'oretta e mezza in rilassatezza e con qualche risata questo BOSS LEVEL ci sta molto bene.

mercoledì 20 ottobre 2021

Breach (2020)


Dispiace vedere Bruce Willis, la cui carriera è stata fenomenale e che senza dubbio è uno degli attori che adoro di più in assoluto, ridursi a partecipare a questo genere di, chiamamoli, film. Perchè ormai da qualche anno a questa parte l'attore icona dell'action ha accettato ruoli in produzioni veramente infime che solo in pochissimi casi si sono distinte da un Z-movie. Purtroppo BREACH è invero un sotto-Z-movie, per essere generosi, in cui dispiace vedere anche un altro mio mito, ossia Tom Jane, attore ingiustamente sottovalutato, ma meno male che almeno lui qui ha un ruolo ridotto all'osso.
La storia di BREACH è quella di un'astronave piena di terrestri in fuga dalla Terra ormai quasi morta e diretti a Terra 2 per ricominciare. Nel mezzo del viaggio un virus trasforma tutti in mostri zombie e bisognerà risolvere il problema. Bruce, membro dell'equipaggio, finisce in seconda fila (il protagonista è un altro) ma è partecipe allo scempio che sarà tutto il prodotto. Dopo aver attinto a piene mani da capolavori del genere come Alien (ovviamente) e La cosa, il regista rinnova il tutto con una CGI di infimo livello e una piattezza nei personaggi (motivazioni e comportamenti) e nei dialoghi unica, oltre ad un numero sproporzionato di minchiate scientifiche (ok che è un film di fantascienza ma anche questo genere deve avere un minimo di basi credibili) e ad un ritmo che addormenterebbe pure una scimmia sotto stimolanti. Il finale, poi, è un MACCOSA di dimensioni, appunto, fantascientifiche e se il film che lo precede faceva già schifo, col finale sarà ancora peggio.
Insomma, una porcata non indifferente che nemmeno la presenza della bella Rachel Nichols riesce a sollevare.