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venerdì 5 giugno 2026

Joker – Wild Card (2015)


Nick è una specie di scalcinata guardia del corpo con il vizio del gioco d’azzardo e presto si ritrova invischiato in una vicenda di vendetta contro un mafioso sbruffone di Las Vegas. Una estemporanea digressione dalla filmografia di Jason Statham è data da questo JOKER, ambientato nei casinò di Las Vegas, e dove si parla e si gioca a blackjack. Un film lontano dai classici dell’attore, anche se qui riesce lo stesso a infilarci due buone (le uniche del film) scene d’azione, dove si dimostra il lottatore numero uno, sconfiggendo i suoi nemici senza l’utilizzo di armi da fuoco o da taglio convenzionali. Per il resto c’è tutta una parabola a spirale del protagonista, insieme ad un altro personaggio un po’ minore che cerca il suo aiuto, malato di gioco d’azzardo che nell’arco di qualche minuto si ritrova quasi milionario e poi nuovamente sul lastrico. L’ostilità con il mafiosetto è un po’ un corollario dell’intero film e occupa meno spazio di quello che ci si aspettava.
In generale JOKER non è un film da ricordare e raggiunge appena la sufficienza solo per la scena di lotta finale. Probabilmente il film ha un messaggio più “profondo” ma chi ha voglia di andare a cercarselo in un film di Jason Statham?

domenica 5 aprile 2026

Parker (2013)


Un film omaggio al personaggio creato dallo scrittore Donald Westlake (alias Richard Stark) che però non è la trasposizione di un romanzo in particolare ma una vicenda scritta ex-novo, che peraltro, nonostante numerosi altri film tratti (o ispirati) dalle opere di Westlake, è la prima a dare al protagonista il vero nome del personaggio. Come nello stile di quest’ultimo, PARKER è una storia di truffe e rapine, la base molto generale è quella del romanzo Payback (tra l’altro messo in scena anche da Mel Gibson, nel film che ho pure recensito) e cioè una fruttuosa rapina e il tradimento di Parker da parte dei suoi compagni, che gli negano la sua parte di bottino e lo lasciano a morire. Incrociata con un’altra rapina molto più audace e fruttuosa, la storia di PARKER diventa una vicenda di vendetta che porta il solito Jason Statham fino a Palm Beach, Florida, dove verrà aiutato da una agente immobiliare in crisi sociale ed economica (Jennifer Lopez).
Non scanzonato come i romanzi di Westlake, PARKER si prende sul serio, diventando un heist movie neanche malaccio ma, col senno di poi, palliduccio e dal finale forse troppo affrettato. L’azione non è corposa e adrenalinica come negli altri film di Statham ma si difende molto bene e non fa annoiare (di solito nei film di rapina gran parte della durata viene fagocitata dai preparativi per il piano, ma qui non succede e anzi vediamo spesso – perlomeno nella prima parte – Parker fare rapine improvvisate per procurarsi il denaro per la sua vendetta). Solo Statham sembra più “monocolore” del solito, non dissimile da tanti altri suoi personaggi ma qui caratterizzato solo da un codice d’onore da ladro, in compenso però prende botte da orbi e viene ferito un paio di volte molto seriamente.

venerdì 14 novembre 2025

Night of the Hunted (La caccia) (2023)


Thrillerino sufficiente questo NIGHT OF THE HUNTED, praticamente una versione al singolare e al chiuso dell’ottimo DOWNRANGE (che ho recensito qui). A differenza dell’aperta campagna di quest’ultimo, qui siamo nel market di una stazione di servizio, di notte. Una tizia che si sta spostando da qualche parte con l’amante resta bloccata da un cecchino che prima la ferisce e poi uccide tutti quelli che hanno la sfortuna di fermarsi a fare benzina.
Se l’ambientazione è meravigliosa (ma non sfruttata) e la trama è per forza di cose scheletrica, sceneggiatura e dialoghi lasciano abbastanza a desiderare: alla fine della fiera si cade non solo in un discorso di complottismo e vittimismo tipico dell’intero becerume dei social ma anche in un livello di dialoghi, che esprimono la caratterizzazione dei (due) personaggi principali, così scontato, superficiale e banale che non aggiunge assolutamente nulla alla suspense, ma anzi la abbassa. Peccato, perché anche se non si eccelle troppo in questo, un po’ di tensione il film riesce a costruirla, nonostante l’encefalogramma dell’empatia verso i personaggi sia piatto (e come dico sempre, non che ciò sia un male assoluto, ma se da questo lato tiri la cinghia, poi devi darmi qualcos’altro di più sostanzioso in termini di tensione e azione) e molte cose siano incongruenti.
Sembra che lo sceneggiatore abbia voluto giocare sul sicuro seguendo ste cazzo di mode social (complottismo, grandi aziende cattive, governo ladro, e ovviamente l’immancabile girl power), così sul sicuro che lo strato che vorrebbe essere più profondo risulta invece approssimativo, indebolendo quindi il resto del film, che si salva solo per l’ambientazione e per qualche veloce scena di movimento (e molte forzature).
Non saprei se consigliarvi NIGHT OF THE HUNTED. Su Imdb ho dato un 6, ma sarebbe più da 5,5, forse da 5. Se l’ambientazione vi intriga, però, dateci magari un’occhiata. Per fortuna dura poco. E comunque sempre meglio di un qualsiasi film italiano.

sabato 23 agosto 2025

Plane (2023)


Gerard Butler diventa comandante di un aereo e in un caso di estrema emergenza si ritrova ad atterrare (a malapena) su un’isola al largo delle Filippine, isola che è in mano ai ribelli che adorano prendere ostaggi e giustiziarli. Butler, insieme ad un evaso omicida, deve salvare i suoi passeggeri attraversando la giungla e il covo dei banditi, che li tengono in ostaggio.
PLANE risulta un film abbastanza piatto, sia in trama che in tensione, visibilmente fatto “perché sì”, dove sceneggiatori, regista e attori portano il lavoro a casa con il minimo sindacale di sforzo. Infatti il film appare blando, con poca verve, con scene d’azione risolte in cinque secondi e nessun tentativo di empatia verso i personaggi/ostaggi (oltre al fatto che in ostaggio ci rimangono sì e no 10 minuti). Butler, che non di rado ha sollevato dall’oblio film altrimenti insignificanti, stavolta non riesce nel miracolo e quindi PLANE rimane un film d’azione appena appena sufficiente, che almeno non è di piombo e si fa guardare senza bisogno di controllare in continuazione l’orologio.
Lo consiglio soprattutto per chi non si perde un film di Butler, altrimenti non c’è molto di cui rimanere soddisfatti. 

sabato 26 luglio 2025

The Beekeeper (2024)


Il recente action di Jason Statham non esce molto dai binari su cui l’attore britannico ci ha abituati a viaggiare. Stavolta si tratta di un agente dormiente (lui dice in pensione), chiamato beekeeper (apicoltore), di una struttura supersegreta che ha l’obiettivo di proteggere l’“alveare” (cioè, in teoria, i più deboli). Questo beekeeper viene “risvegliato” da una truffa informatica ai danni di una bravissima signora che aveva benevolmente accolto l’agente sulla sua proprietà, permettendogli di attivare un allevamento di api mellifere. A quel punto si scatena tutto il film con la classica sequela non-stop di scene dove Statham fa fuori (o mette ko) uno per uno tutti i centralinisti informatici, salendo piano piano la scala gerarchica fino a scontrarsi non solo con la sua vecchia struttura ma anche con figure ancora più importanti…
Alla fine THE BEEKEEPER è un viaggio di vendetta, una caccia all’uomo con molte forze coinvolte ma incapaci di fermare l’“apicoltore” che spietatamente distrugge tutto (non solo le persone…) come un uragano, facendo gioire lo spettatore ad ogni vittima meritevole della sua punizione.
Certo, con questi film bisogna fare i conti con l’irrealtà e l’esagerazione di molti aspetti (mi sto rendendo conto, non so se sbaglio, che i film di Statham siano più inverosimili di tutti gli altri del genere… ma proprio questo è il bello!!!) nonché con lo spettro sempre presente del “déjà-vu”, ma quando sono così fatti bene, o perlomeno sono ritmati, ricchissimi di azione e con una trama interessante anche se prevedibile, è un piacere guardarli. E poi Jason Statham è così perfetto come attore action che riesce sempre, bene o male, a coinvolgere lo spettatore, anche grazie ai suoi dialoghi brevi e fulminanti che non risultano finti o forzati (come di solito avviene nei film d’azione, cosa che tra l’altro ho più volte sottolineato).

mercoledì 22 gennaio 2025

Most Dangerous Game (2020)


Originariamente nato come serie tv da 15 episodi e in alcuni paesi rilasciato come un film intero di due ore, MOST DANGEROUS GAME si rivela un ottimo thriller-action che senza dubbio non manca di una certa tensione, sebbene, naturalmente, si basi su un canovaccio ormai trito e ritrito. Canovaccio però, come chi segue questo blog dall’inizio ormai saprà, che è uno dei miei preferiti: caccia all’uomo in ambiente urbano. In questo caso siamo a Detroit e il protagonista del film, Liam Hemsworth, malato terminale e senza un dollaro ma con una moglie incinta, viene convinto da Christoph Waltz a partecipare come preda ad una caccia all’uomo di 24 ore in cui ci sono in ballo un totale di 24 milioni di dollari di vincita. Ma non tutto è come sembra…
Credo si possa dire che MOST DANGEROUS GAME è un evidente, quasi sfacciato, remake di THE GAME – NESSUNA REGOLA con Michael Douglas (recensito sul blog, qui), con alcune cose diverse, aggiunte e comunque con una molto maggiore dose di azione, anche se è più che probabile che per entrambi l’ispirazione d’origine sia il racconto breve di Richard Connell “La partita più pericolosa” scritto nel 1924. Ma dove il film con Douglas non ha funzionato come film d’azione (sebbene fosse un ottimo lavoro come film drammatico) con MDG si pesta di più sul pedale del movimento e dell’action e una volta che tutto parte (ci vorranno qualche decina di minuti) è gradevole vedere come si evolve la storia, tra una caccia serrata, paranoie e anche un paio di trovate niente male (il nascondiglio dentro il bagagliaio dell’auto…). Certo non è tutto rose e fiori, perché è già tutto visto mille volte e il colpo di scena il lettore ce l’aveva già in tasca da subito, in più ci sono alcune forzature e punti non spiegati ma la vicenda prende e le due ore di visione volano piacevolmente.
Pare che sia prevista una seconda stagione con parte dello stesso cast.

martedì 17 dicembre 2024

The Contractor (2022)


Un buonissimo e onesto action, che non aggiunge nulla al genere ma che piuttosto rimane sul classico con una storia abbastanza tipica, che incrocia spionaggio e vendetta. Chris Pine viene invischiato in un oscuro piano parallelo della NSA all’estero e deve combattere per poter tornare a casa sano e salvo e vendicarsi. Sebbene la prima mezzora buona passi un po’ con l’abbiocco in agguato, poi il film ingrana e si passa all’azione serrata, con, per esempio, una caccia all’uomo in città (Berlino). Tra sparatorie e controsparatorie si passa poi alla vendetta, con finale amaro. THE CONTRACTOR non è di certo un film originale, è piuttosto una delle infinite copie di questo genere, che si riverbera anche nei triti e ritriti clichè sui personaggi (il solito soldato congedato che si porta appresso i soliti problemi familiari e bla bla bla) ma che tuttavia produce un buon prodotto di intrattenimento. Consigliato più che altro come stacco tra le re-visioni dei top del genere.

martedì 19 novembre 2024

Robocop 2 (1990)


Credo che questo sia uno dei film più brutti che io abbia mai visto. Tanto capolavoro il primo quanto terribilmente osceno questo! Credo che qui si sia perso tutto il sostrato su cui poggiava il primo, lasciando solo una trama ridicola che è persino stata drenata di tanta della violenza su cui si basava il film originario. Purtroppo si vede da chilometri di distanza che la regia non è quella dell’eccellente Verhoeven, che nel primo capitolo seppe dare al film un’atmosfera pazzesca, mentre qui il nuovo regista evidentemente non ha saputo cogliere né lo spirito del personaggio né quello dell’ambiente in cui opera, aggiungendo pure parti da commedia che, oltre a far (sor)ridere i polli, stridono come unghie sulla lavagna. Il colpo mortale, infine, viene dagli effetti speciali da film di serie Z, e non perché non si contestualizza il film ai suoi tempi, visto che il primo capitolo, di tre anni precedente, aveva degli effetti pazzeschi nonostante all’epoca mancasse quasi del tutto la CGI.
In questo sequel, poi, Robocop fa la parte del pollo e viene ridicolizzato pure a livello estetico: molto più impacciato e “robotico” nei movimenti, un’armatura ridipinta sul bluastro (e credo anche, in alcuni punti, differente dall’originale) e quegli stupidissimi rumori (a cui hanno alzato il volume, perché non li ricordo così invadenti nel primo film) ad ogni movimento della testa. Più che un cyborg sembra un giocattolino di latta, senza un briciolo di quell’imponenza e paura che suscitava il Robocop “vero”. Insomma, ROBOCOP 2 risulta un prodotto di serie Z, noioso e pesante: sarebbe bastato mantenere regista e attori dell’originale per avere un degno sequel. Lo stesso Frank Miller, che viene accreditato come soggettista e sceneggiatore, si vide addirittura strappare letteralmente pagine dal suo copione e disconobbe il film, la cui sceneggiatura era stata nel frattempo così riscritta che del lavoro di Miller era rimasta solo la traccia.

sabato 26 ottobre 2024

Blitz (2011)


Uno psicopatico ammazza i poliziotti di Londra. Jason Statham deve prenderlo. Fine della trama di BLITZ, un poliziesco qualunque con poca carne al fuoco, un pizzichino di buoni sentimenti e un Jason Statham poco o niente sfruttato come si sarebbe dovuto. Infatti in BLITZ l’azione è molto scarna, sostanzialmente solo due scene (peraltro brevissime) all’inizio e alla fine del film e basta. Qui Statham è una sorta di ispettore Callaghan britannico, non molto benvoluto dai suoi superiori. In generale c’è poco da dire su questo film, abbastanza sciapo e anonimo, insomma un normalissimo poliziesco con i livelli di suspense e azione ai minimi termini. Raggiunge la sufficienza come sempre per Statham, burbero dal cuore d’oro (e che spara UN colpo di pistola in tutto il film).

mercoledì 2 ottobre 2024

The Silencing – Senza voce (2020)


Un buonissimo thriller, tra giallo, poliziesco e vendetta. Di sicuro non originalissimo, specie nel protagonista (un padre alcolizzato che continua a cercare la figlia scomparsa da cinque anni), e alcuni punti vengono dati per scontati e mai spiegati, ma si difende bene e ci fa entrare in un mondo cupo e violento nascosto nel profondo della provincia americana. E proprio quest’ultima, a mio avviso, è il punto forte del film: un’ambientazione quasi isolata, una minuscola cittadina sperduta tra i boschi di una riserva indiana (in realtà è il Canada, ma va benissimo lo stesso), dove piove e fa freddo, a sottolineare la squallida vicenda che i personaggi devono affrontare, in un’atmosfera costruita alla perfezione. Alla fine ne esce un film crudo e asciutto, senza compiacimenti e con l’essenziale da vedere e da sentire: una storia di vendetta con buoni momenti e personaggi ridotti all’osso ma che funzionano, fino ad un finale comprensibile (se non auspicabile) e, volendo, anche coraggioso, dato il conosciutissimo perbenismo americano. Unica nota stonata è la motivazione del serial killer, senza dubbio una delle più ridicole mai sentite in un film! In quel momento (che è la fine, sostanzialmente), il film cede un po’ ma una bella sufficienza piena se la merita. Promosso.

martedì 10 settembre 2024

On the Line (2022)


Uno speaker radiofonico viene preso di mira da uno psicopatico che in diretta minaccia di ucciderlo insieme alla sua famiglia e a tutto il team.
ON THE LINE è un film particolare, che lascia sensazioni contrastanti. Inizia deciso, ingrana, fa salire la tensione, poi mette la quarta e continua a filare spedito fino al primo colpo di scena finale. Un altro film da caccia all’uomo in un palazzo che grazie ad una grande prestazione di Mel Gibson (qui, però, insolitamente antipatico… o no?) si mantiene nel solco dei thriller semplici ma ben fatti, senza altre aspirazioni. Ma il ribaltamento del colpo di scena finale (che, di riflesso, rende telefonatissimo il successivo contro-colpo di scena) e la sua scelta nell’economia del film, che era partito e aveva continuato sul filo della tensione per più di tre quarti, lascia lo spettatore spiazzato, confuso e finanche incredulo, incapace di capire se la soluzione è gradevole oppure una presa per il culo, nonostante risulti comunque perfettamente amalgamata nel contesto. In effetti la scelta è ardua, perché ON THE LINE sembra essere quel tipo di film che si ama o si odia. Io ancora non ho deciso, ma la sufficienza piena per ora gliela do.

domenica 18 agosto 2024

Bomb squad (2022)


Un bombarolo pazzo cerca vendetta su un ex hacker e gli piazza una bomba sotto il sedere per ricattarlo… Filmetto thriller abbastanza canonico, costruito sul classico espediente della bomba a orologeria. Molto buoni certi momenti di tensione nel corso del film, che bene o male si dipana senza particolari fasi di stanca. Certo alcune incongruenze sono evidenti e alcune scelte di sceneggiatura risibili ma altrettanto sicuramente non è un film con chissà quali pretese. I difetti perciò non mancano e purtroppo la presenza di Mel Gibson (che spero non faccia la fine di Bruce Willis!) è ridotta all’osso e alla fine della fiera solo all’ultimo secondo fa qualcosa di davvero utile, altrimenti la sua sarebbe stata mera apparizione “tanto per”. E sì, anche io credevo che il suo fosse il ruolo principale e invece no. Nel cast si rivede la Doherty (RIP Shannen) del telefilm “Streghe” dopo essere apparsa nell’osceno Fortress con Bruce Willis (2021).
In rapida sintesi, BOMB SQUAD meriterebbe mezzo punto sotto la sufficienza, ma la piacevole – per quanto breve – presenza di Mel Gibson e un paio di sue battute gli fanno raggiungere il 6 (per me): filmetto guardabile senza particolari entusiasmi, però meglio sceglierlo se non avete nient’altro da vedere.

domenica 14 luglio 2024

Memory (2022)


Ottimo action-thriller che risolleva la recentissima carriera di Liam Neeson che si era un po’ arenata in film ben prodotti ma mediocri. Con MEMORY, invece, c’è un buon salto di qualità sebbene i difetti non manchino. Interessante l’idea di un killer a pagamento con l’alzheimer incipiente, idea che purtroppo però viene sfruttata solo alla fine (e direi anche non benissimo, come una sorta di espediente veloce per aumentare la suspense). Tra una vita di uccisioni e la redenzione ci stanno i poliziotti e i federali di El Paso che collegano i morti con una vicenda di pedofilia e traffico di esseri umani tra Messico e USA. Come si suole con i film di Neeson, MEMORY è un bel prodotto, non raffazzonato e tirato via come quelli, ahimè, dell’ultimo Bruce Willis, con un cast notevolissimo dove spiccano il sempre ottimo Guy Pearce e il mio mito Ray Stevenson, che però non vengono sfruttati come si sarebbero meritati. A far calare l’asticella, e non di poco, è poi Monica Bellucci, con un doppiaggio italiano da denuncia penale: impossibile che non ci fosse di meglio per il suo ruolo! Sarebbe bastata chiunque!
Con la sua trama interessante e il concept di fondo, MEMORY sarebbe potuto essere un eccellente film d’azione, specie se i personaggi di Pearce e Stevenson avessero avuto più spazio e movimento. Naturalmente il focus è su Neeson, che qui, come negli ultimi suoi film, si vede ridotte le scene più dinamiche, perché in effetti è ormai stanco, ha settant’anni e non può reggere più i ritmi di un film d’azione. Ma la sua presenza c’è, così come c’è il ruolo fisso cucito per lui, dove il lato buono spicca sempre. Su MEMORY, ad ogni modo, aleggia un’aria di insensibilità nei personaggi, come se, nonostante l’argomento delle loro indagini, gliene fregasse poco, anche a livello di interazione gli uni con gli altri. Ma per il resto rimane un film degnissimo, per me si becca un 7 come voto già solo perché mi ha fatto rivedere Ray Stevenson (RIP Ray)!

lunedì 3 giugno 2024

Blackout (2022)


Questo film mi ha lasciato alquanto perplesso. Riesce a stare perfettamente in mezzo tra una boiata pazzesca e un onesto thriller-action. Se da un lato ha belle scene d’azione, dall’altro la sceneggiatura mi pare piuttosto tirata via; se il soggetto (uno sconosciuto perde la memoria e rimane intrappolato in un ospedale con qualcuno che vuole ammazzarlo) è interessante, i dialoghi sono ridicoli; se l’ambientazione è tra le mie preferite, i personaggi, specie quelli secondari, sono carne da macello (letteralmente, tra l’altro); se Josh Duhamel non è male, Nick Nolte è ormai alla frutta; se c’è tantissima azione (tra sparatorie, inseguimenti e scazzottate), alcune scene sono ormai inverosimili anche per l’action più estremo. Insomma, BLACKOUT non è facilmente definibile. Molti lo boccerebbero perché in effetti i difetti sopra elencati sono preponderanti, ma io ritengo invece che come il B-movie che è, BLACKOUT si meriti la sufficienza, seppur molto stiracchiata. Nulla per cui definirlo scandaloso come è capitato per altri film ma come classico film d’azione sparatutto che non ha nessun altro obiettivo se non gente ammazzata è visionabile, e a suo favore gioca anche la durata di appena un’ora e un quarto.

venerdì 17 maggio 2024

Chase – Scomparsa (2022)


Raggiunge appena la sufficienza il nuovo thriller con Gerard Butler, un lavoro forse sprecato per un bravo attore action come lui. Qui a Butler viene rapita, quasi sotto gli occhi, la moglie (Jaimie Alexander) e lui fa di tutto per ritrovarla, anche andando contro la polizia. La storia sostanzialmente è questa, col senno di poi si capisce che una trama non c’è mentre le buone aspettative iniziali suggerivano che in realtà ci fosse chissà cosa sotto. CHASE purtroppo non aggiunge nulla al filone “persona scomparsa” e si rivela un film sciapo, con poca verve sebbene a tratti non manchi la tensione (anche se telefonata). Più che altro sembra che Butler reciti improvvisando, anche se in modo efficace; per il 99% del film la camera gli sta appiccicata, spesse volte anche per tratti senza dialogo che allungano solo i tempi. In tutta evidenza il film intendeva concentrarsi sulla suspense perché l’azione è molto poca, ma l’intenzione risulta soddisfatta solo a metà.
CHASE non è un brutto film: avendo una progressione lineare (la moglie scompare, si trova il colpevole, si tortura e si fa parlare), senza alcune sequenze troppo lunghe (e mute) sarebbe potuto essere un film molto concreto, invece risulta poco incisivo e con l’impressione che duri mezz’ora in più. È comunque un lavoro più che guardabile ma senza che superi la sufficienza.

domenica 28 aprile 2024

Independence Day (1996)


Kolossal di fantascienza commerciale puramente americano, la quintessenza del cinema di genere e della rappresentazione del “potere” a stelle e strisce. Quando astronavi aliene lunghe diversi chilometri spuntano sui cieli di tutto il mondo e iniziano ad attaccare le grandi metropoli, un gruppo di studiosi americani (in primis Will Smith e Jeff Goldblum), tra cui il presidente (Bill Pullman) devono dannarsi l’anima per sconfiggerli.
Di sicuro INDEPENDENCE DAY è un filmone, in tutti i sensi. Due ore e mezza di durata, effetti speciali che probabilmente per l’epoca erano il massimo, settantacinque milioni di dollari spesi per l’intera produzione (guadagnandone, in tutto il mondo, più di dieci volte tanto), un cast numerosissimo e d’eccezione, compresi addirittura interi reparti militari… insomma uno sforzo immane per produrre un film che comunque resterà nella storia del cinema, anche perché è proprio un bel film, ricco di tensione, visivamente valido anche oggi. Certo, visto a ventisei anni di distanza risulta ingenuo, in primis nella scoperta della soluzione per battere gli alieni e nella sua messa in pratica (oserei dire che è impossibile che un espediente come quello potrebbe, nella realtà, funzionare!... e difatti qui il film subisce, secondo me, un calo notevole, e si rialza in parte solo grazie alle scene del climax) ma anche per molti (forse troppi…) punti su cui lo sceneggiatore ha bellamente sorvolato per amor di finzione (e di ritmo), ma alla fine tutto torna e le due ore e mezza volano non senza lasciare qualche brivido di inquietudine nello spettatore.
In INDEPENDENCE DAY, poi, i curiosi di ufologia avranno pane per i loro denti, perché gli sceneggiatori hanno buttato nel calderone un po’ di tutto: Roswell, i servizi segreti, la comunicazione telepatica, i rapimenti alieni, e più di tutti l’Area 51, che nella seconda metà del film svolge un ruolo di primo piano.
Secondo me è un film da vedere anche se non si è appassionati di fantascienza. Si tratta del classico blockbuster commerciale americano, tutto incentrato sulla trama e sugli effetti speciali, e un esempio che non è vero che non si possono rendere simpatici i protagonisti senza doverli sviluppare: il presidente USA Bill Pullman, il Marine Will Smith e lo scienziato Jeff Goldblum non sono personaggi a tutto tondo (come quelli dei pallosi film “mainstream” dove ci viene fatto vedere persino quanti peli hanno sotto le ascelle) eppure risultano simpatetici e lo spettatore fa il tifo per loro. Certo dovrete riuscire ad ignorare l’aria di patriottismo e nazionalismo (e anche di arroganza, diciamolo) che aleggia per tutto il film altrimenti non riuscirete ad andare oltre la mezz’ora di visione. Inoltre, il film lancia un messaggio solo all’apparenza banale: e se tutto ciò succedesse veramente?

martedì 9 aprile 2024

I guerrieri della palude silenziosa (1981)


Un gruppetto di soldati della Guardia Nazionale in uscita per un’esercitazione rimane intrappolato nelle paludi della Louisiana e assalito da invisibili cacciatori cajun.
Nella semplice trama si rispecchia un film lento, molto incentrato sui contrasti tra i diversi membri del gruppo e la paura degli uomini invisibili che gli danno la caccia e che riescono a colpire senza mai dare punti di riferimento, in mezzo agli alberi e agli acquitrini paludosi.
Dal grande Walter Hill ci si aspetterebbe una buona dose d’azione ma in questo film ce ne è poca, c’è più l’occhio al contrasto psicologico (a volte anche fisico), alla paranoia, all’insubordinazione al potere e agli evidenti richiami al Vietnam, ma I GUERRIERI DELLA PALUDE SILENZIOSA non spicca mai davvero, nonostante il soggetto molto interessante e potenzialmente foriero di tensione e suspense. Ma qui invece più che altro ci si concentra sugli scontri tra le piccole fazioni che si vengono a creare nel gruppetto dopo il primo assalto e il pericolo dell’assedio viene fatto apparire una questione secondaria e gestito anche in maniera piuttosto rozza. C’è anche da aggiungere che i dialoghi, abbastanza stupidi, non aiutano molto.
Solo il finale della caccia all’uomo all’interno della piccola comunità cajun, con l’ossessionante sottofondo della musica di una festa da ballo, raddrizza un po’ il film.
In tutta onestà mi aspettavo di meglio da Hill (anche in fase di sceneggiatura e dialoghi) e non riesco a comprendere i numerosi commenti positivi che mi è capitato di leggere in giro. Non che il film sia terribile, intendiamoci, ma di certo non è un capolavoro.

martedì 26 marzo 2024

Drive Angry (2011)


Tamarratona americana di dimensioni sesquipedali con un Nicolas Cage che sembra sguazzarci come un topo nel formaggio.
La particolarità (se così possiamo chiamarla) del film sta nel soggetto: Nicholas Cage che ritorna dall’inferno per ammazzare il capo di una setta che gli ha ucciso la figlia e rapito la nipotina neonata per sacrificarla al diavolo. Dietro si porta il contabile dell’inferno, il sempre bravissimo William Fitchner, sguinzagliato da Satana in persona per riportare indietro Cage. Insomma, la trama non è proprio nulla di eclatante ma, come dico sempre, per i film d’azione ciò è quasi sempre un pregio che un difetto. Questa trama da due spiccioli permette così una grande quantità di scene d’azione, con esplosioni, inseguimenti e sparatorie quasi continue e sono poco meno di due ore che scorrono veloci. Certo, non ci sono chissà quali colpi di scena o robe particolari, c’è molta esagerazione anche non necessaria, Nicholas Cage sembra qui più pesce lesso del solito e gli effetti speciali sono osceni (spero e credo volutamente, perché nel 2011 una roba del genere la puoi fare solo se la vuoi fare e ti ci impegni, a meno che quello che si vede non sia il risultato della conversione dal 3D – in cui il film fu girato in originale – al normale formato per tv) però diciamo che il film fila senza dare la necessità di guardare l’orologio. Anche perché il pezzo da novanta arriva subito: ed è, signori, Amber Heard. Nelle centinaia di film che ho visto in vita mia non ho mai visto una roba del genere. Ci sono una miriade di attrici stupende, ma qui Amber è qualcosa che supera ogni immaginazione, credetemi. Ed è il motivo più valido per cui conviene guardare il film, specie se siete maschietti. Tra l’altro, se la cava anche abbastanza bene e sa menare le mani. Al di là del puro aspetto estetico mi sarebbe piaciuto molto vederla in ruoli più d’azione (me la ricordo, se non sbaglio, come femme fatale in 3 DAYS TO KILL con Kevin Costner) invece di rovinarsi vita e carriera.
Tornando al nostro film in oggetto, alla fine lo guardi e lo dimentichi subito, ma per due ore spassionate e con qualche risata credo che DRIVE ANGRY sia una buona scelta.

mercoledì 6 marzo 2024

Detective Stone (1992)


Un film del 1992 ambientato nel futuro (2007) che per noi, adesso, è già passato (e da un bel po’). Avevo da anni questo film in watchlist, convinto che fosse un post-apocalittico, e solo adesso mi son deciso a dargli un’occhiata. Beh, le aspettative non sono state rispettate e mi son ritrovato a guardare un’opera senza particolari arti né parti. A parte il fatto che di post-apocalittico non ha assolutamente nulla, DETECTIVE STONE è un misto tra poliziesco, fantascienza, azione e horror, e in nessuno di questi generi brilla e piuttosto che esaltarsi il misto di generi impallidisce e forse solo il poliziesco rimane. Ed infatti il film è proprio un poliziesco, alla fine della fiera. Il detective Stone (Rutger Hauer) insieme al collega Dick dà la caccia ad un serial killer non umano che sembra vivere nelle fogne di una Londra allagata dal cambiamento climatico. A parte che Hauer non mi piace (qui è evidente che si cerca di sfruttare il successo di BLADE RUNNER), nel film non c’è molto che risalti, anzi: gli effetti speciali e le scenografie risultano visibilmente posticce (e l’aria da film anni 90 forse non aiuta) e il montaggio e la sceneggiatura sembrano rabberciati alla meglio (non viene spiegata l’origine della creatura, non si capisce il perché di tutti quei riferimenti esoterici, non si capisce come faccia il mostro ad uccidere, strappare il cuore alla vittime e fuggire in mezzo alla gente in 3 secondi e senza essere visto, ecc. ecc.). Il finale è stupidissimo (non voglio fare spoiler) e infine la creatura pare un misto tra Predator, Alien e Venom: decisamente molta poca fantasia da parte del designer (che infatti fece parte della troupe per gli effetti speciali di ALIEN 2 e ALIEN 3).
Sì, decisamente mi aspettavo di meglio!

venerdì 16 febbraio 2024

Mechanic Resurrection (2016)


Nonostante quella del “Meccanico” non sia propriamente una saga, MECHANIC RESURRECTION è sicuramente il migliore dei due film. Il primo (Professione assassino, che non ho recensito), sebbene non da buttare via, secondo me è inferiore a questo in oggetto, che invece ha tutti i crismi per essere considerato come “lo stampo” di un film action! Nella sua linearità di trama e nella semplicità dei personaggi c’è già la base, e il resto viene ampiamente colmato da un ritmo serratissimo e da una quantità di azione che non lascia un attimo di tranquillità allo spettatore. Inutile dire che in tutto questo Jason Statham ci si crogiola come un gatto al sole e dimostra, per l’ennesima volta, di essere l’erede definitivo dei migliori attori cult del genere (e non solo di Bruce Willis), sebbene alla fine i suoi personaggi (in questo caso mi riferisco al confronto con il protagonista della saga di Transporter, la quale, sostanzialmente, è una appendice di questa del Meccanico (o viceversa, è uguale)) siano tutti simili tra loro. In RESURRECTION è un assassino prezzolato che rifiuta un lavoro ma il cattivo gli rapisce l’amata (una cazzuta Jessica Alba) e lui è costretto ad obbedire per salvarla. Esiste una trama più action? I tre uomini che deve ammazzare sono tutti inavvicinabili ma la fantasia del Meccanico non ha limiti e tra scene ormai famose (la scalata del palazzo di vetro) e imprese subacquee (dove Jason eccelle, anche in virtù del suo passato personale) il Meccanico fa piazza pulita, ma nella parte finale un cambiamento (dove fa la sua, purtroppo breve, parte Tommy Lee Jones) dirige il film allo spettacolare finale.
Un problemuccio potrebbe essere che MECHANIC RESURRECTION ha non pochi buchi di trama o, se vogliamo chiamarli in altro modo, ribaltamenti del buon senso aiutati da coincidenze un pelo troppo evidenti, ma non è quello che succede in ogni film thriller? Io mi sono divertito un mondo a guardare questo film, dove non c’è un attimo di respiro, e meglio ancora nelle scene dove Statham usa le armi da fuoco.
Insomma, per gli amanti del genere è secondo me un film imprescindibile: non dà nulla al genere e nulla gli toglie, è un film fotocopia di centinaia di altri, ma è fatto così bene ed è così ricco di ritmo che sarebbe un peccato non guardarlo. E poi Jason Statham come protagonista vi assicuro che è una garanzia.